10 Novembre, 2009 di biblitra
Nel ringraziare tutti coloro che, finora, hanno partecipato alla mia piccola iniziativa, ho deciso di darle un po’ più di visibilità spiegandovi meglio cosa mi piacerebbe fare di tutti i pensieri e le impressioni che raccolgo.
Pensavo che sarebbe carino farne una sorta di libretto da pubblicare sulla mia pagina di Lulu (rendendolo, ovviamente, disponibile in forma gratuita) per pubblicizzare un po’ la traduzione professionale da una parte e, dall’altra, i tanti aspetti piacevoli di questo lavoro, di cui troppo spesso si discute in negativo (è mal pagata, i clienti non capiscono cosa facciamo, ecc.).
Ecco perché rinnovo l’invito per tutti (anche se non siete traduttori, anzi, meglio ancora! Siamo curiosi di sentire la vostra opinione da “esterni”) a dare il loro contributo per definire, descrivere e decifrare il meraviglioso mondo della traduzione! Grazie di cuore!
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6 Novembre, 2009 di biblitra
La gestione del rapporto col cliente è uno degli elementi più delicati del lavoro di un libero professionista e, quindi, anche di un traduttore. Ecco qualche consiglio.
PRIMA
Occorre avere ben chiaro quali lavori si vorranno/potranno accettare e quali no (in base al campo di specializzazione, al tempo a disposizione, al prezzo…). È consigliabile, inoltre, stendere una sorta di “listino prezzi”, in modo da non trovarsi impreparati. Per lo stesso motivo, è utilissimo crearsi dei modelli pronti all’uso per i preventivi, i moduli d’ordine, ecc.
DURANTE
Banale ma sempre vero: non farsi prendere dall’agitazione e dalla fretta. Riflettere bene su quello che il cliente deve/vuole sentirsi rispondere e accertarsi di aver fornito tutte le informazioni (corrette, naturalmente) che possono essere utili.
Soprattutto per chi è alle prime armi, è molto importante:
- da una parte, non farsi mettere i piedi in testa: questo significa prima di tutto non permettere al cliente di svalutare il proprio lavoro, ma anche sapersi “vendere bene”: indicate esempi e fatti concreti che dimostrino che avete qualcosa di speciale che vi rende comunque dei candidati interessanti (es. “sono molto rapido: ho consegnato l’ultimo lavoro con 2 giorni di anticipo”, “sono la persona giusta per tradurre il vostro sito, perché conosco anche l’HTML”, ecc.);
- dall’altra parte, essere onesti col cliente e con se stessi: non millantare più esperienza di quanta non si abbia, non accettare lavori che non si è in grado di svolgere professionalmente, né scadenze o volumi impossibili da soddisfare.
DOPO
Bisogna avere ben chiaro come gestire l’aspetto finanziario e fiscale: saper fare delle fatture, trovare un buon commercialista in grado di sollecitare i mancati pagamenti, ecc.
Può anche essere utile mantenere “vivo” il rapporto con tutti i clienti per ricordare loro di noi. Un esempio banale? Tra meno di un mese, spediamo a tutti gli auguri di Natale!
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5 Novembre, 2009 di biblitra
In questa discussione sul forum italiano di ProZ ho letto un post di così interessante che vorrei condividerlo con voi. Eccolo (evidenzio in grassetto le parti più interessanti, per i più svogliati):
[...] molti dei problemi dai quali ci riteniamo iniquamente ed ineluttabilmente oppressi dipendono in larga misura dalla mancata accettazione (uso il termine nell’accezione psicoanalitica) della nostra natura, di professionisti, non ordinisti, in piena era digitale, rivoluzionata dalla globalizzazione…
Non accettiamo il fatto che – per usare parole di altri – l’acquisto della traduzione viene budgettato da alcune multinazionali come l’acquisto della carta igienica…Perdiamo il tempo ad indignarci per la poca considerazione data alla nostra Professione (carta igienica, appunto!), invece di sfruttare il fatto che senza di noi non potrebbero neanche…(chiaro, no?)
Arricchiamo thread di 150 pagine per dire che il PM X è incompetente, che l’agenzia Y è una sfruttatrice, che Proz dovrebbe vergognarsi, che i colleghi non devono azzardarsi a scendere sotto una certa cifra (…che poi da 10 anni sta cifra non è mai saltata fuori ovviamente…un convegno infinito sul nulla più totale!!!!)
E – non c’è da meravigliarsi – lasciamo invece morire (o la naufraghiamo nel solito offtopic che tutto divora: agenzie / Pm / tariffe) discussioni come queste in cui si parla di noi, e non degli altri!
Se invece di dare tanta attenzione a come gli altri fanno male il loro lavoro, dedicassimo un po’ più di tempo a come noi dovremmo fare il nostro, tante revisioni assurde di cui ci lamentiamo forse non esisterebbero…e non esisterebbe il caso della topic starter… [...]
Io penso che la causa di questa situazione si possa vedere in una forma di pericolosa pigrizia: la nostra natura mista – professionisti ed imprenditori – fa sì che la capacità di erogare una prestazione di contenuto intellettuale sia oggi solo il prerequisito per affacciarci al mercato. Molti – a mio parere – si fermano lì!
Di più: si rifiutano di fare l’altra parte del lavoro, gestire la propria impresa. [...]
Gestire la propria impresa è parte integrante dell’essere traduttore, oggi!
Non si può ancora oggi, sperare in un albo che fissi le regole per tutti (nel mondo?!), prendersela con il PM che non rispetta delle regole (dettate da chi?!), ergere le consuetidini di un mercato locale (es pagare 20 centesimi la combinazione Ebreo>Arabo a Dubai) a leggi di un mercato globale, estendendo le caratteristiche di un settore di traduzione (il gaming, tanto per rifarci ad un altro thread importante e perciò – fino ad ora almeno – disertato) alla traduzione tout court! [...]
Perché non inziare ad essere un po’ più flessibili?
Le agenzie sono imprese – al pari nostro: loro sbagliano – al pari nostro!
I project maneger sono professionisti – al pari nostro: loro sbagliano – al pari nostro!
…Se facessimo un po’ di sana autocritica, riusciremmo ad “accettare” (di nuovo in senso psicoanalitico) i loro errori, perché ne vedremmo chiaramente la matrice dentro di noi!
Finché invece continueremo a nasconderci dietro il al tabù della nostra infallibilità, – costringendo il mondo (proz, le agenzie, i PM, i clienti, le tariffe, i colleghi, i revisori, il mercato!!!!) ad essere come noi ci meriteremmo che fosse – non faremo altro che disperdere le nostre energie e rovinarci l’esistenza.[...]
- Renato Renno
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3 Novembre, 2009 di biblitra
Settimana scorsa sono stata al Lucca Comics & Games, una tra le più importanti fiere dedicate al fumetto e ai giochi di ruolo in Italia. Inutile dire che mi sono divertita tantissimo. L’atmosfera era quella di una vera e propria festa, gli stand interessanti (una sola nota negativa: troppo spazio dedicato ai videogiochi), la compagnia ottima e gli acquisti davvero degni di essere fatti! Ecco cosa ci siamo portati a casa:
Una bella gita a Viareggio ha completato la vacanza.
Ovviamente, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione anche per curare un po’ le mie pubbliche relazioni: in particolare, sono andata a conoscere di persona i ragazzi della Coyote Press, con cui avevo collaborato per la traduzione del manuale “Cold City“.
Chi altro c’era?
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20 Ottobre, 2009 di biblitra
Ieri su ProZ.com è stato pubblicato un mio articolo dal titolo
che potete anche scaricare gratuitamente in versione .pdf dal sito di Lulu.
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18 Ottobre, 2009 di biblitra
Lo ammetto: la mia classifica degli errori di traduzione più divertenti impallidisce al confronto con la notizia diffusa dal sito del Daily Telegraph una settimana fa: la prima frase della Bibbia, quella che tutti, volenti o nolenti, conosciamo a memoria, è stata tradotta in modo errato. Per anni. Per secoli.
Nel principio Dio creò il cielo e la terra.
Niente di più sbagliato. Dio, secondo la studiosa del Vecchio Testamento Elle van Wolde, si “limitò” a separarli, il cielo e la terra. Il che significa che Dio non avrebbe creato il mondo, ma lo avrebbe reso abitabile.
Il verbo ebraico bara, secondo l’accademica, non significa creare, ma separare parzialmente.
Ad ogni modo, è comunque una impresa impressionante se pensate che ha costretto una divinità super potente a riposarsi la domenica. [Asylum Italia]
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11 Ottobre, 2009 di biblitra
DIECI
You are invited to take advantage of the chambermaid. [nella stanza di un albergo giapponese]
NOVE
The list is being fixed for the next day. During this time you will be unbearable. [in un hotel di Bucarest]
OTTO
We take your bags and send them in all directions. [all'aeroporto di Copenhagen]
SETTE
Visitors are expected to complain at the office between the hours of 9 and 11am daily. [in un hotel di Atene]
SEI

CINQUE
Special today… no ice cream. [in un albergo in Svizzera]
QUATTRO

TRE
Ladies are requested not to have children in the bar. [in un locale norvegese]
DUE
Order your summers suit. Because in big rush we will execute customers in strict rotation. [in una sartoria di Rodi]
UNO
You are welcome to visit the cemetery where famous Russian and Soviet composers, artists and writers are buried daily except Thursday. [in un hotel di Mosca]
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8 Ottobre, 2009 di biblitra
Oggi è stato assegnato il Premio Nobel per la Letteratura a Herta Müller e ne sono felicissima per due motivi: A) scrive in tedesco (anche se volutamente molto influenzato dalle sue origini rumene), una lingua che amo, B) posso vantarmi di conoscerla abbastanza bene grazie all’insistenza della mia professoressa di Cultura Tedesca all’università.
Questo mi costringe a rivedere la lista delle mie prossime letture come segue:
- 1984, George Orwell (che sto leggendo in questi giorni in inglese)
- Reisende auf einem Bein, Herta Müller
- Zonenkinder, Jana Hensel
- What a carve up!, Johnatan Coe
- [un libro in italiano ancora da decidere, che, come mio solito, ruberò a mia mamma]
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7 Ottobre, 2009 di biblitra
Oggi ho deciso di riportarvi una trascrizione rivista e corretta di alcune conversazioni “telematiche” avute recentemente con due aspiranti traduttrici, nella speranza che possano essere d’aiuto anche per qualcun altro.
Vorrei chiederti un pò di cose, come ad esempio che tipo di studi/master ecc… hai fatto per diventare traduttrice specializzata in cinema.
Come ho fatto a introdurmi nel settore cinematografico? Ho avuto la fortuna di fare uno stage (attraverso l’università) in un’agenzia di traduzioni che lavora molto in questo campo, e da lì ho proseguito, lavorando prima con prestazioni occasionali e poi, finalmente, aprendo partita IVA… Insomma, la strada è lunga!
So che però, al momento, la traduzione non è la tua unica attività. A tal proposito ti chiedo: quand’è allora che si apre una partita IVA?
La partita IVA si apre quando si vuole. E’ obbligatorio aprirla se si superano i 5000 euro annui o i 30 giorni continuativi di collaborazione con un soggetto.
La conoscenza dei programmi di traduzione assistita è vista come un “plus-valore” per le agenzie con le quali hai collaborato/collabori?
Per il tipo che traduzioni che eseguo normalmente non ho bisogno di CAT tools… in ambiti più tecnici spesso è un requisito per ottenere il lavoro, invece.
Mi piacerebbe sapere che libri sulla traduzione hai letto nello specifico e che siti internet “del settore” consulti giornalmente.
Ho letto molti libri sulla storia della traduzione e sulla sua pratica (ad es. In other words di Mona Baker o Il manuale del traduttore di Bruno Osimo)… Leggo spesso i blog che trovi nel mio blogroll e sempre il forum di ProZ.
Volevo sapere un po’ la tua opinione riguardo alla traduzione cinematografica: visto che lavori in quell’ambito mi saprai dire qualcosa di specifico…
Beh, quello che ti posso dire è che il traduttore è solo il primo anello di una catena, e di solito il più dimenticato e “maltrattato”. In sostanza, devi sapere che quasi nulla di ciò che scrivi è definitivo: sarà magari revisionato, e di sicuro modificato sia in fase di adattamento che in quella di doppiaggio.
Sai dirmi se ci sono criteri ben precisi per tradurre un titolo o se la cosa importante alla fine resta sempre e comunque il fatto di fare incassi al botteghino?
Idem come sopra: tu proponi dei titoli… a volte uno a volte più di uno, a volte solo con traduzione letterale e a volte più liberamente, ma, ancora una volta, sarà poi il cliente a decidere. Spesso, poi, ci sono dei “segmenti” di traduzioni già approvati (per esempio nel caso di sequel) e il traduttore è obbligato a usarli.
Quello che ti posso dire, in sintesi, è che si tratta di un bellissimo ambito in cui lavorare, ma bisogna essere pronti a non essere “riconosciuti” più di tanto.
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3 Ottobre, 2009 di biblitra
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