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Oggi ho deciso di raccontarvi come mi comporto quando devo tradurre un copione.

  1. Ridimensiono le varie finestre in modo da avere sempre davanti il copione originale, il file dove sto traducendo e il video, se disponibile. Ho un lettore che permette di muoversi molto agilmente all’interno dei filmati utilizzando i due tasti e la rotella.
  2. Guardo un breve spezzone di filmato, controllo che corrisponda al copione e traduco.
  3. Continuo così fino alla fine del video, così da ottenere una prima bozza di traduzione.
  4. Riguardo il filmato controllando che nella mia traduzione:
    • non manchino battute
    • non ci siano errori di comprensione
    • fiati, risate, accavallamenti siano tutti indicati
    • in più, creo un file per i cartelli, nel caso sia richiesto
  5. Sistemo la mia traduzione senza tenere davanti il testo fonte, in modo da sentirmi più libera. Riscrivo alcune battute cercando di immaginarmi cosa direbbe il personaggio se io stessi vedendo il film/il telefilm/il cartone animato già in italiano. Se serve, per esempio, una maggiore enfasi rispetto alla lingua di partenza, la inserisco senza timore.
  6. Se occorre adattare la lunghezza delle battute, riguardo battuta per battuta il filmato a questo scopo.
  7. Rileggo tutto almeno due volte, per controllare ortografia, punteggiatura e scorrevolezza del testo.

Detto questo, ora che la mia pausa è finita ritorno a dedicarmi al più delicato dei punti, il numero 6!

E io?

Qualche aggiornamento sulla mia personale vicenda lavorativa:

  • Una valanga di CV inviati
  • Qualche proposta di collaborazione finita nel nulla – e in un caso ci sono rimasta parecchio male, anche se la “colpa” del mancato accordo era imputabile alla scarsa professionalità della mia controparte, quindi forse è stato meglio così
  • Un progetto “semi-editoriale” avviato
  • Tre ottimi lavori, di cui uno già concluso (una sbobinatura) e due in corso (due traduzioni di carattere cinematografico).

Beh, direi che non ci si può lamentare! *__*

È nato il Google Translator Toolkit: ecco il video di presentazione.

La mia opinione? Uno strumento interessantissimo. Certo, c’è ancora molto spazio per migliorare.  Tuttavia, presenta già degli aspetti da non sottovalutare per niente.

Partiamo dai CONTRO: prima di tutto, l’unica lingua di partenza, per ora, è l’inglese. In secondo luogo, occorre stare molto attenti alla privacy: l’impostazione automatica è orientata verso la condivisione totale, che permette alla “TM globale”, e cioè condivisa da tutti gli utenti, di crescere sempre più. Quando, però, si ha a che fare con documenti privati e dati sensibili, occorre andarci molto piano. Da quello che ho potuto capire dopo qualche prova, basta creare delle proprie TM (Translation Memories), da condividere solo con persone conosciute.

Arriviamo ai PRO: semplicissimo e intuitivo. La traduzione automatica (che viene proposta in prima battuta, prima che il traduttore si metta all’opera) è la migliore che abbia visto finora (ovviamente, con tutti i limiti che una traduzione automatica ha e avrà sempre). È Google. Quindi è raggiungibile da ogni angolo del pianeta: bastano i dati del proprio account. È gratis.

Ho letto su svariati fronti, e in particolare sui commenti degli utenti di YouTube, delle opinioni davvero incomprensibili: Google non propone nessuna sostanziale innovazione rispetto ai già navigatissimi programmi di traduzione assistita (i CAT Tools, per farla breve). Che non toglieranno mai lavoro ai traduttori in carne e ossa, perché altrimenti morirebbero pure loro! Insomma, qualcosa per i traduttori, e non contro di loro.

Beh, ancora una volta: grazie Google!

.

In questi giorni sono presissima dall’invio di CV alle agenzie di traduzione che mi sembrano più interessanti e dalla compilazione (purtroppo!) dei famigerati form di cui sotto.

Spero di tornare presto dai miei lettori con delle novità!

Ancora sul doppiaggio

Ho trovato per caso questo bel video di Woody Allen che ricorda il suo doppiatore italiano, Oreste Lionello sul sito del Gran Premio Internazionale del Doppiaggio.

E, anche se in ritardo, complimenti a tutti i vincitori!

C’è una cosa che da tempo infastidisce profondamente il mio animo di traduttrice: il modo in cui vengono tradotti i manuali di giochi di ruolo.

Come ho diligentemente segnalato nel mio profilo, sono una vera e propria appassionata di questo settore: in breve, si tratta di giochi in cui un gruppo di giocatori, raccolto intorno a un tavolo, dà vita a una serie di personaggi (interpretati dai giocatori stessi) e, col passare delle ore, a un’intera storia di cui questi ultimi sono protagonisti. Esistono numerosissimi GDR, ciascuno caratterizzato da un proprio regolamento e una particolare ambientazione (medievale, fantasy, futuristica…): e qui entrano in gioco i manuali che descrivono tali aspetti.

Quasi tutti i giochi nascono in inglese, e poi vengono tradotti in italiano. Ecco, se mi chiedeste se c’è un manuale tra quelli che ho letto finora (tanti!) che è davvero ben tradotto…

  • … in un momento di megalomania, vi risponderei “I miei!”
  • … in un momento di sconforto, vi direi “Nessuno.”
  • … in tutti gli altri casi, puntualizzerei: “Pochissimi, ma qualcuno si salva. In particolare, quelli del Mondo di Tenebra, pubblicati in italia dalla Twenty Five Edition.”

È un vero peccato che ce ne siano così pochi: spesso si tratta di libri con un loro valore artistico, che andrebbe mantenuto; in generale, poi, sono manuali che vanno letti e riletti dai giocatori per capire e imparare il gioco di cui trattano, quindi dovrebbero essere sempre chiari e scorrevoli.

Vi faccio un esempio tra i più lampanti: in uno dei manuali dedicati alla 4a edizione di Dungeons & Dragons (quella più recente), gioco di ambientazione fantasy-medievale, la taverna è diventata un pub!!

Non parliamo poi di tutti gli errori di battitura, più diffusi dei funghi in un sottobosco!

So che molte case editrici del settore hanno pochi soldi e risparmiano sui traduttori e i revisori, ma spero che in futuro le cose cambino. Se poi questo cambiamento prevede anche un mio coinvolgimento, tanto meglio!

La grande svolta

Da oggi faccio parte di una folta schiera: miei cari lettori, ho il piacere di annunciarvi che ho aperto Partita IVA.

Ora sono (quasi) una vera traduttrice professionista!

Voglio dare un nuovo consiglio a tutti coloro abbiano in mente di lanciarsi in una professione freelance (nello specifico, quella di traduttori): provare, prima, a lavorare come dipendenti.

Questa esperienza, oltre al banale dato di fatto che garantisce un reddito sicuro, insegna moltissime cose. Innanzitutto, si imparano cose come: spedire fax, rispondere al telefono in lingua straniera, redigere e-mail professionali, confrontarsi con i colleghi e i con i clienti… Inoltre, si acquisisce la consapevolezza che le proprie azioni hanno un valore, anche nel senso che a ogni nostra decisione corrisponde un risultato economico.

Voglio, però, confessarvi, quello che l’esperienza in una grande azienda sta insegnando, in più, a me: in questi mesi ho capito che

  • non mi piace lavorare all’interno di una gerarchia
  • so lavorare in squadra, ma preferisco di gran lunga “giocare da sola”: non apprezzo il fatto di non essere autonoma nelle mie decisioni
  • se penso che potrei svolgere il lavoro dei miei sogni in casa mia, magari seduta in giardino con un bel succo di frutta, mangiando ai miei orari e soprattutto non in una mensa… diciamo che l’ufficio non mi sembra certo un luogo desiderabile!

Mettiamola così: se non altro, era giusto provarci. Come ho detto, è un’esperienza che ritengo indispensabile, un passaggio da affrontare quasi obbligatoriamente. Può anche capitare, inoltre, di scoprire che si è fatti per un lavoro più sicuro e strutturato: ricordo di aver conosciuto una ragazza che ha studiato per diventare interprete, ma che poi ha trovato lavoro in un’agenzia di traduzioni e ci è rimasta, avendo capito di non essere idonea al lavoro indipendente.

Ebbene sì, anche il mondo della traduzione ha i suoi record.

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