Premessa
Per diventare traduttori non basta sapere le lingue. Avete fatto un liceo linguistico? Magari avete pure tradotto una ricetta per vostra madre o un paio di canzoni per il vostro amico? Ecco, NON siete traduttori. Detesto leggere di persone che vogliono “arrotondare” un po’ facendo “qualche traduzione”. Tradurre è un mestiere come gli altri: non credo che a nessuno verrebbe in mente di fare il medico generico per qualche mese perché tanto ha studiato biologia al liceo. O sbaglio?
Prima di tutto
Occorrono, dunque, alcuni requisiti fondamentali:
- sapere almeno una lingua straniera (ho detto che non basta, mica che non serve!)
- sapere la propria lingua (e non è così scontato: la si deve conoscere proprio bene, perché si tradurrà sempre verso di essa, quindi occorrerà essere in grado di produrre un testo ben scritto)
- avere la passione per la traduzione: bisogna aver voglia di concentrarsi sulle singole parole, di fare ricerche terminologiche, di lavorare sul testo con pazienza e accuratezza
Formarsi
Se si possiedono questi requisiti preliminari, bisogna passare a studiare per diventare traduttori: ci sono teorie e tecniche da conoscere, che non si possono improvvisare. Una scuola per traduttori e interpreti o un corso di laurea più o meno equivalente sono caldamente consigliabili. Non nego che molti professionisti che ho conosciuto virtualmente nelle community di traduttori siano diventati tali per altre vie, con anni di esperienza. Però nessuno ha potuto fare a meno di studiare.
E non intendo dire che basta studiare per gli esami: bisogna leggere tanto, nella propria lingua e in quelle straniere che si conoscono, per acquisire competenze linguistiche e competenze in qualche settore in cui ci si voglia specializzare.
Perché specializzarsi è il passo successivo: scegliete qualche campo che vi piace, e con cui avete già familiarità. Il resto verrà (quasi) da sè.
Lavorare
L’ideale sarebbe lavorare, almeno inizialmente, in un’agenzia di traduzioni. Come minimo, ci vorrebbe uno stage come quello che ho fatto io. Qui si impara a gestire un progetto, dalla ricezione alla consegna, e, soprattutto, si impara da persone con maggiore esperienza.
In questa fase, occorre soprattutto saper lavorare con scadenze spesso molto brevi e, quindi, sotto pressione. La familiarità con internet e gli strumenti che offre è fondamentale.
Poi, se si pensa di essere in grado di fare tutto questo da soli, se si hanno buone capacità di marketing e se si ha un po’ di spirito imprenditoriale ci si può mettere in proprio, svolgendo una professione freelance.
È qui che un giorno arriverò anch’io.
PS. Bazzicare comunità virtuali come, ad esempio ProZ, è molto utile; leggere gli articoli di Simon Turner, quasi obbligatorio. Fare qualche domanda a Biblitra è senz’altro possibile!

Molto bello anche questo intervento e condivido tutto quello che hai scritto! Speriamo che i sacrifici diano frutti…
Barbara
Ciao, mi trovo nel tuo blog per caso per fatalità, chissà il perchè, comunque sia io l’ho aggiunto a “preferiti”.
E’ dura come tutte le cose belle e apparentemente “irrealizzabili”.
Sono Michele alle prime armi con la traduzione, sto collaborando con un freelance nel mio futuro campo, ma nel frattempo mi dedico alle letture del web, oggi è capitato leggere il tuo blog. Dopo la laurea (specialistica) il tempo abbonda, un ottimo passatempo è appunto leggere liste, blog, forum e tutto ciò che capita…
Arriverò anch’io, non mollo mica così al “primo” ostacolo sebbene la minaccia di spaccare o gettare giù dal balcone il PC è stata ben meditata più di una volta.
Continua a scrivere io leggerò.
Complimenti.
Saluti,
Mikele S.
[...] si diventa traduttori /parte II Nella parte I di questo post, avevo accennato alla necessità di avere delle capacità di marketing. Si tratta, [...]
[...] la I e la II parte di questo post ai link corrispondenti] Tags: agenzia, diventare, stage, stagista, [...]
[...] Maggio, 2009 di biblitra [Qui ci sono la I, la II, la III e la IV [...]