L’altra sera, finalmente, ho visto The Interpreter, il film con Nicole Kidman.
Mi è piaciuto molto, anche se avrei voluto vedere più approfonditi i diversi aspetti di questa bella professione.
Quello che mi ha colpita particolarmente è l’atteggiamento che molti personaggi avevano nei confronti del lavoro dell’interprete: è quello che, spesso, hanno le persone che mi conoscono con me. In una parola: considerare questo lavoro inutile. Non sono riuscita a trovare la citazione esatta in internet, ma, a un certo punto, la protagonista dice che ci sono popoli che hanno intrapreso delle guerre solo perché non si erano capiti.
Mi piace pensare al mio lavoro in questi termini: permetto a delle persone di popoli diversi di avere dei buoni rapporti (di affari, di lavoro, o di qualsiasi altro genere), cosa che magari non avrebbero, se non si capissero o si capissero male. Credo che in un mondo come il nostro, nessuno possa ignorare il suo “vicino” (in senso lato…molto lato, dato il fenomeno imperante della globalizzazione): comunicare (capendosi) è il miglior modo, se non l’unico, per convivere bene.
È, in qualche modo, una missione anche la mia!
