A quanto pare la notizia è stata notata da molti, traduttori e non. Flavia me lo segnala tempestivamente, su ProZ accende gli animi del forum italiano. Perciò, voglio dire la mia.
Questo l’articolo incriminato: Traduttori web a tempo di record.
Ora, se questi ragazzi si divertono e traducono con passione e se gli utenti di queste traduzioni sono soddisfatti, buon per loro.
Il problema è che la mentalità che si diffonde, il messaggio che passa, è, una volta di più, che la traduzione sia una cosa che può fare chiunque. Studenti e casalinghe con una conoscenza più o meno approfondita dell’inglese sanno perfettamente proporre un prodotto in grado di soddisfare il pubblico. Un pubblico che certamente saprà notare la differenza tra quella traduzione e quella “ufficiale”, ma che si accontenta della prima senza troppi problemi. Il senso si capisce comunque, e in più arriva “a tempo di record”…Il fatto che le traduzioni professionali arrivino mesi dopo perché dietro c’è il lavoro di decine di persone (non solo un paio di traduttori e un revisore!) poco importa.
Come sempre, sono dell’avviso che occorra lottare contro questa mentalità, se non si vuole rischiare che questa bellissima professione perda quel po’ di credibilità che le è rimasta…Quindi, per l’ennesima volta su questo blog,e di nuovo sperando che sia l’ultima, scrivo:
PER ESSERE TRADUTTORI, NON BASTA SAPERE UNA LINGUA STRANIERA!


Chiara, occhio anche tu a non fare l’errore (comune tra molti traduttori) di ritenere le lingue una prerogativa dei professionisti. La questione linguistica fa parte della vita di tutti i giorni e nasce dall’incontro dei popoli, ed è ovvio che anche persone non esperte o laureate decidano di tradurre… ma proprio per un fatto culturale.
Va da sé che c’è una commistione di termini tra i diversi tipi di traduzioni gratuite, al punto che si può dire che moltissimi traduttori anche d’esperienza non saprebbero distinguere tra traduzione amatoriale, libera e aperta, ma questa è un’altra questione.
Il punto è che, come giustamente ha fatto notare qualcuno su Proz, il vero professionista non deve preoccuparsi davvero della concorrenza che possono portare loro iniziative assolutamente normali nella loro connotazione popolare: detto sinceramente, dubito del professionista che ha vede l’amatore come vero rivale, perché allora significa che ha ben poco da dare in più rispetto al primo…
Poi non è mia intenzione generalizzare, e difatti come detto sopra si dovrebbe discernere per bene cosa è una traduzione gratuita… ma si può davvero proibire che la gente traduca anche non a fine di lucro? Sarebbe come chiedere che i popoli non si parlassero più tra loro se non in presenza di un interprete…
Grazie per il tuo interessante commento, Marco.
Il fatto è che per me bisogna distinguere tra chi traduce per professione e chi traduce per qualsiasi altro motivo. Il quotidiano incontro tra culture diverse, qualsiasi sia il livello di competenza linguistica, è una cosa più che positiva, e ciò che ne può scaturire è sempre un arricchimento per entrambe le culture coinvolte.
Resta, però, la mia idea che ci siano ancora troppe persone convinte che la traduzione sia per tutti. Certo che a livello non professionale è per tutti, ma un livello professionale esiste, ed è quello che, secondo me, molti non accettano/capiscono. Perfino il mio ragazzo a volte mi dice: “Va beh, ma quello che fai tu è inutile, lo sa fare chiunque sappia l’inglese!”
Io non sono contro chi traduce per diletto, anzi, li capisco: se non amassi la traduzione e le lingue, non sarei qui. Sono contro la mentalità che si rischia di diffondere più di quanto non sia già avvenuto. Forse, in questo caso, bisognerebbe prendersela con i toni entusiasti dell’articolo, come è stato fatto notare su ProZ…In ogni caso, secondo me, è nostro dovere di traduttori con uno spazio internet dal quale “raccontarsi” contrastare questa mentalità spiegando che cosa facciamo realmente.
PS. A breve tornerò a commentare sul tuo blog: in questi giorni sono veramente troppo presa! A presto!
Temo che la questione posta dal tuo ragazzo sia comune a molti ambiti, e non solo quello traduttivo. Leggendo forum vari su internet si scopre che in pratica i mestieri non esistono più: sono tutti esperti di economia, di medicina, di informatica… di lingue. E naturalmente tutti si dilettano a fare anche qualcosa di cui non sono esperti (vale per tutti, nessuno escluso… non è che tutto ciò che siamo inizia e termina col nostro lavoro).
Vi è una grossa differenza tra traduttore amatoriale e ufficiale e i due non devono andare in conflitto tra loro, ma convivere: lo devono fare perché i secondi non potranno mai impedire che la gente traduca da sé, ed è persino assurdo chiedere che ciò avvenga. Sarebbe appunto come dire alla gente “smettete di parlarvi” o come se l’informatico (per fare un altro esempio) chiedesse che la gente smettesse di usare i PC se non laureati.
Il distinguo il professionista deve saperlo fare sul suo campo: l’esperienza e le capacità. E queste sono cose che un amatore non può dare allo stesso livello. Certo, ci sarà chi risparmierà e si affiderà a persone inesperte per pagare meno… ma naturalmente rischierà di andare incontro a delusioni e dopo essersi scottato probabilmente tornerà sui suoi passi.
In sostanza, è giusto quel che dici, ma prendersela con chi traduce per sola passione non porterà mai ad alcun risultato. C’è piuttosto da prendersela con chi “svende” questo mestiere e con chi sfrutta gli inesperti. Raccontarsi, come dici anche tu, è spesso la strada giusta da percorrere: chiudersi a riccio e invece attaccare è semplicemente un modo errato (non mi riferisco a te, sia chiaro
).
credo che improvvisarsi traduttori sia un evento molto più comune di quanto noi, traduttori professionisti, crediamo che avvenga e purtroppo ciò accade a nostro discapito!
Novella
Ciao, sono laureata in Lingue e Culture Moderne all’Università di Pavia. Sono d’accordissimo con te riguardo all’opinione che i molti utenti del web si fanno a proposito della traduzione. Questo fa scadere inesorabilmente la figura del traduttore.
Sono con te, soprattutto ora che in questo periodo di “crisi generalizzata” ancora non sono riuscita a trovare ,nonostante i miei sforzi, lavoro in un’azienda o in una casa editrice.
Un saluto cordiale
Paola
Grazie Paola, e benvenuta tra i lettori del mio blog!