Pausa!

Pausa dal lavoro.

Inutile dire che mi sto divertendo un sacco a tradurre questi nuovi cartoni animati, e che, finito un episodio, non vedo l’ora di passare al successivo!

E visto che in questo momento più che mai mi sento già una “addetta ai lavori”, vorrei commentare brevemente quanto scritto da Aldo Grasso sul Corriere della Sera di ieri (grazie a Flavia per la segnalazione!), a proposito del telefilm Friends:

Un’ osservazione tecnica: grazie a Sky è possibile seguire le avventure e i legami amorosi dei sei ragazzi in lingua originale. Beati quelli che possono gustare le battute in inglese (necessariamente più ricche e più complesse della traduzione) ma qualcosa non torna anche all’orecchio meno preparato: è il caso di Phoebe, ad esempio, che in italiano ha una voce da svampita. Nella traduzione cambia semplicemente carattere.

Vorrei solo dire un paio di cose (non sarei io, altrimenti!!).

Prima di tutto, è vero che a volte si perde qualcosa delle sfumature originali di dialoghi e battute (soprattuto), ma è altrettanto vero che un buon traduttore non butta lì la prima versione che gli viene in mente, e, se poi non trova un modo soddisfacente di rendere tutte le sfaccettature di un’espressione, cercherà di compensare in un altro punto del testo.

Secondariamente, aggiungo che non è così raro che, nelle versioni straniere di un telefilm, si modifichi qualcosa, come, ad esempio, la caratterizzazione di un personaggio. Non voglio dare giudizi a riguardo, visto che non mi compete, ma credo che, almeno a volte, si tratti di scelte consapevoli. Se non ci credete, pensate a La Tata. È divertente? Fa ridere? Ebbene, sappiate che è completamente stravolto rispetto all’originale: Francesca e le sue zie (che non sono nemmeno zie, in America) non sono affatto ciociare, ma ebree! Visto che in Italia non conosciamo molto bene le abitudini e le tradizioni ebraiche, probabilmente le connotazioni originali non ci avrebbero fatto ridere! 😉

Annunci

Uomini di cinema

Ieri sera, mentre, distesa nel mio letto, lottavo contro la terribile afa, ho finito di leggere il Ciak di luglio. C’è una bella intervista Valerio De Paolis, padre della Bim Distribuzione. Questi, alla domanda “Cosa le dà più ansia nel suo lavoro?” ha risposto: “Un tempo era trovare il titolo giusto, non ho comprato alcuni film solo perché non capivo come avrei potuto tradurli […]”. Ce ne fossero di distributori così!! (invece…)

PS. A proposito di uomini di cinema: ieri sera (prima della lotta contro l’afa), sono andata a vedere Il cavaliere oscuro. Heath Ledger è stato semplicemente stupendo nei panni del Joker. Mi ha lasciata letteralmente a bocca aperta. Un altro vero talento perso a causa della droga.

Santi e pionieri

Sapevate che il Santo protettore dei traduttori è San Girolamo (30 settembre)?

Fu il primo traduttore in latino della Bibbia (il risultato fu la celebre Vulgata), e fu certamente un pioniere, poiché, seguendo le orme di pochi intellettuali come Orazio e Cicerone, scelse di tradurre secondo il senso delle frasi, e non letteralmente. Ciò, com’è facile immaginare, suscitò scalpore, perché il testo in oggetto era un testo sacro, in cui tutte le parole, e perfino il loro ordine, erano ritenute portatrici di significati irrinunciabili.

San Gerolamo, Caravaggio

Dei traduttori automatici e della loro reale utilità

Com’è normale che sia per una traduttrice, non sono certo favorevole alle traduzioni automatiche, eseguite, cioè, da un computer, e non da una persona. Sempre che le si voglia considerare vere traduzioni: un programma, per quanto accuratamente ideato, non ha alcuna sensibilità verso la lingua, il senso delle frasi, il senso estetico; le espressioni non gli “suonano” bene o male; tantomeno è dotato di senso logico! Quelli che produce, quindi, non sono testi tradotti.

Sono elenchi di parole tradotte letteralmente che, però, non sempre sono inutili. Lo sono se qualcuno cerca un testo presentabile, qualsiasi sia lo scopo -personale o professionale. Tuttavia, non sempre una traduzione ha questo scopo (come ci insegna la skopostheorie di Reiss e Vermeer): si potrebbe semplicemente voler avere un’idea generale di ciò che dice un testo. E qui una traduzione automatica è sufficiente, oltre che economica.

Esperimenti virtuali

Dopo qualche giorno di iscrizione alla mailing list di Langit (annunciata qui), credo di essermi già fatta un’idea a riguardo. Devo dire che, per ora, non ho letto molte cose utili a un principiante. Tuttavia, sto conservando praticamente tutte le e-mail ricevute, perché sono sicura che, prima o poi, qualche informazione mi tornerà utile. Inoltre, vedo che ci sono molte persone disponibili, che, certamente, chiarirebbero anche qualche dubbio da principiante, se qualcuno ponesse quesiti di questo genere. Per ora, quindi, sono abbastanza soddisfatta!

Ora credo che farò un altro piccolo esperimento: iscrivermi a Second Life. Ho letto che vi si possono trovare moltissimi strumenti utili, fra le altre cose, per imparare e migliorare le lingue straniere. Sono davvero curiosa! Avete qualche esperienza a riguardo?

EDIT: Provato e cancellato dopo 10 minuti! La grafica è un obrobrio e sembrava noiosissimo…Tornerò ai vecchi metodi per tenere in esercizio le lingue (blog e siti stranieri, libri e film in lingua originale, chat con inglesi e tedeschi su qualche gioco di ruolo on line)!

Come cercare (e trovare) uno stage come traduttori

Dato che noto con piacere che i miei articoli sui tirocini in un’agenzia di traduzioni e su come muovere i primi passi in questo mondo (ad esempio, questo e questo) riscuotono un discreto successo, vorrei spendere due parole a proposito di come cercare uno stage.

Per chi è ancora studente, il primo consiglio è quello di passare attraverso l’università. Ci sono dei corsi di laurea, come ad esempio il mio, che ne prevedono uno obbligatorio, ma conosco diverse persone che sono riuscite a farlo come esperienza facoltativa (che, però, garantisce anche qualche credito universitario, magari!). Questa è un’ottima occasione da sfruttare: ho visto molti miei compagni sprecare quest’opportunità per dedicarsi a qualcosa di meno faticoso da trovare e svolgere. Tuttavia, dato il mondo che mi si è aprerto in seguito al mio stage, mi sento di consigliare a tutti quest’esperienza. (…certo, bisogna essere anche fortunati, lo ammetto!)

Per chi non riuscisse a organizzare il suo stage tramite la scuola, esiste comunque la possibilità del “fai-da-te”.

Per tutti, valgono alcuni suggerimenti generali:

  • Come trovare un’agenzia di traduzioni nella propria zona? Internet è sicuramente la soluzione più efficace e veloce. Inserite in un motore di ricerca parole-chiave come la vostra località e “agenzia di traduzioni”, e sono certa che otterrete risultati interessanti. Le agenzie di traduzioni non sono molto note ai “non addetti ai lavori”, quindi non scoraggiatevi subito se non avete mai sentito nominarne nessuna dalle vostre parti. Provare per credere!
  • Come proporsi? Io ho seguito il prezioso consiglio di una rappresentante dell’AITI (Associazione Italiana Traduttori e Interpreti) che venne a tenere una piccola conferenza durante un mio corso all’università: presentarsi di persona in agenzia. Dunque, presentatevi con il vostro curriculum in mano e chiedete di chi si occupa della gestione del personale o del responsabile delle traduzioni. Spiegate con sincerità cosa cercate e cosa sapete fare.
  • Stage gratuito o retribuito? È ovvio che la seconda risposta sarebbe di gran lunga più auspicabile, ma quasi mai è quella vera, purtroppo! Non scoraggiatevi e non pretendete niente, soprattutto all’inizio: tenete presente che nei primi tempi, sarete più d’intralcio che d’aiuto, dato che le vostre traduzioni dovranno essere lette e controllate da qualcuno. Inoltre, vi renderete conto col tempo che la retribuzione monetaria non è l’unica cosa che conta: ciò che imparerete, visto che non si impara in nessuna scuola, ma con l’esperienza, non ha prezzo.

Verba volant, scripta manent? Niente di più falso!

In questi giorni ho letto moltissimi libri per la mia tesi. Quello che mi ha affascinato di più è stato sicuramente Verba manent, dell’antropologo Dennis Tedlock.
Si parla di come registrare, trascrivere e tradurre i racconti orali, in particolare di alcuni gruppi di indiani d’America. Quello che insegna, soprattutto, è il rispetto per questi racconti e per la loro forma, che non è da considerare inferiore a quella scritta che utilizzano altri popoli. Per questo, anche la forma (suoni, pause, gesti) dovrebbe essere rispettata e riprodotta nelle traduzioni.

Secondo me, questo è un grande insegnamento anche per i semplici traduttori di testi.
(non a caso, Tedlock ha vinto pure un premio per la miglior traduzione dell’anno, nell’86! =_=)

Voci precedenti più vecchie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: