Lezioni da un adattatore

Essendo questo il mio primo lavoro senza il “filtro” e la supervisione delle ragazze dell’agenzia dove ho svolto il mio stage l’anno scorso, è anche la prima volta che dialogo direttamente con l’adattatore. Ieri, il mio orgoglio è stato punto sul vivo, proprio da un’e-mail dell’adattatore in questione: mi ha parlato di come stava approfondendo le ricerche che avevo svolto. Al momento ci sono rimasta male (perché mi sto impegnando molto, in queste ricerche), ma poi ho capito che si tratta di una cosa positiva, poiché:

– vuol dire che ho a che fare con un professionista che fa bene il suo lavoro

– sto imparando qualcosa di più anche da lui.

E così, oggi, in un piccolo appartamento di Livigno dove trascorrerò quache giorno (finalmente al fresco!), mi butto a capofitto negli ultimi episodi della serie. Sono proprio curiosa di sapere come va a finire!

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Fedeltà

Segnalo questa interessante discussione apparsa qualche giorno fa sul forum di ProZ:

To what degree should a translator be true to the source?

Si riflette, principalmente, sul dovere o meno di un traduttore di correggere degli errori lampanti presenti nel testo.

Prima di leggere questo thread, credevo di conoscere la risposta…anni e anni di studio mi hanno insegnato che:
– non c’è una strategia giusta e una sbagliata per tradurre un testo. Tutto dipende dallo scopo della traduzione in atto, come ci insegna l’affascinante (almeno per me) Skopostheorie di Reiss e Vermeer. Potrebbe servire una traduzione più o meno letterale, più o meno fedele alla sintassi, più o meno stilisticamente diversa, eccetera.
– un traduttore, qualunque sia la sua strategia, deve comunque mantenere una sua fedeltà al testo, e non modificarne il senso. Uno degli errori più comuni che si commettono quando si traduce è esplicitare troppo il testo rispetto all’originale, renderlo più chiaro di com’è. Questo è un dilemma soprattutto per gli interpreti: se lavorate per la polizia, e il sospettato di turno insulta il poliziotto, traducete pari pari l’insulto o lo “addolcite” un po’? Se non lo tradurreste così com’è, sbagliereste. Insomma, tutto quello che c’è scritto/viene detto va ripreso e tradotto, anche un errore.

Dopo aver letto quella discussione, però, mi è venuto qualche dubbio. Quanto meno, ho capito che non è tutto o bianco o nero, nemmeno in questo caso. Ci sono diverse situazioni, diverse sfumature, diverse strategie da applicare di caso in caso. E non è per niente facile capire in quale caso ci si ritrova al momento!

Imperativo categorico: organizzarsi!

Un’altra cosa di cui mi sto rendendo conto in questi giorni -lo sapevo già, ma quando lo si prova di persona fa tutto un altro effetto!- è che per un traduttore è imperativo essere in grado di organizzarsi perfettamente.

Sia che il cliente sia organizzatissimo, sia che lui non lo sia -anzi, ovviamente, a maggior ragione, in questo caso- il traduttore deve esserlo. Per esempio, in queste ultime ore io ho avuto a che fare con cambi di e-mail, cambi di destinatari, cambi di copioni…!! Temevo di impazzire.

Poi, però, basta ragionare con calma per ritrovare un filo logico al quale aggrapparsi.

Ecco un paio di cose che ho sperimentato proprio in questi giorni, e che mi sento di suggerire a tutti.

Prima di tutto, il buon vecchio foglio di carta bianca funziona sempre: per certe cose, la soluzione più veloce e efficace è ancora scrivere a mano qualche appunto. Utile per tracciare schemi, frecce e connessioni in modo rapido.

Se il foglio di carta non piace, o non basta, si può ricorrere ai post-it. No, non mi riferisco a quelli cartacei, ovviamente. Provate uno questi programmini freeware: Stickies for Windows o ATnotes. Sono molto simili, e vi permettono di “appiccicare” post-it di ogni colore e dimensione sul vostro desktop.

Infine, non smetterò mai di ringraziare Google per il suo calendario e la sua Gmail! Altri programmi offrono, più o meno, le stesse funzioni (compreso Microsoft Outlook, che ho usato per anni), ma questi sono così intuitivi, veloci, facili da consultare grazie alle etichette colorate…che non potrei più farne a meno! Un po’ di colore ci vuole sempre nella vita! :p

Traduzione e economia

Una cosa molto importante che sto imparando in questi giorni è che un traduttore deve avere buone basi di economia. Temo che non ci si scappi.

Prima di tutto, deve sapersi destreggiare tra tariffe, preventivi, fatture, sconti e quant’altro. …E io che ho avuto difficoltà a passare con un voto decente l’esame di economia aziendale all’università!

Inoltre, il traduttore deve avere competenza nel settore del marketing: come e a chi vendere i propri servizi, a che prezzo…

Come sempre ci sono almeno due modi per arrivare a queste conoscenze: lo studio e l’esperienza. Io qualche esame a proposito l’ho fatto: vedremo come va con la pratica!

Una risorsa preziosa: il dialetto

Ieri, durante un pranzo in famiglia, era davvero divertente ascoltare l’incontro-scontro di tre dialetti diversi, appartenenti a differenti angoli della Lombardia. Io non parlo bene il dialetto della mia zona, ma lo capisco, e mi dispiacerebbe moltissimo se, un giorno, andasse perso. Ammiro tanto le iniziative prese ultimamente nella mia ex scuola elementare per insegnare un po’ di dialetto ai bambini. Vorrei che ci avessero pensato prima!

Lo stato della lingua italiana è una specie di terra di nessuno: tra l’inglese, i dialetti
e il lessico di Aldo Biscardi. – Vittorio Sermonti
😀

Appunti sparsi

take chances = gamble, take a risk in the hope of a favorable outcome

so much for something = that is the end of something

for the heck of it = because you want or think it is funny

[Imparati stamattina e annotati!]

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