Nuove considerazioni sul doppiaggio italiano

In queste settimane sto frequentando parecchio assiduamente il cinema. In particolare, ho visto BABYLON A.D. e TROPIC THUNDER.

Il primo mi è piaciuto moltissimo: a parte qualche debolezza nella trama, verso la fine del film, dovuta forse al tentativo di non dilungarsi eccessivamente, merita davvero. Lo stesso dicasi per la resa in italiano, che è stata tra le migliori che abbia sentito ultimamente. La ciliegina sulla torta è stato vedere il nome dello Studio ASCI tra i titoli di coda, come responsabile del doppiaggio: è l’agenzia di traduzione dove ho fatto il mio stage e con la quale ho collaborato più o meno continuativamente nell’ultimo anno.

Veniamo a Tropic Thunder: film a dir poco esilarante, con attori brillanti e trovate davvero geniali. Ottime trovate anche per quanto riguarda la traduzione italiana, ma con delle pesanti eccezioni: innanzitutto, una frase su tre finisce con “man”…dopo un po’, ha cominciato davvero a darmi sui nervi! L’effetto comico che probabilmente si voleva ottenere – lo pronuncia sempre il personaggio un attore bianco che interpreta un nero – svanisce fin troppo rapidamente, per quanto mi riguarda. È volato anche un “bro” (per “brother”) passeggero (per fortuna), e c’erano, secondo me, troppe espressioni del tipo “fott**o questo” e “fott**o quell’altro”: ma chi le usa in italiano?? Noi italiani abbiamo la (s)fortuna di possedere un ventaglio di parolacce sterminato, ma nei film finiamo sempre per sentire le solite due o tre, spesso, appunto, scelte tra quelle meno utilizzate nel linguaggio quodiano. C’è di che meditare!!

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Come si diventa traduttori /parte II

Nella parte I di questo post, avevo accennato alla necessità di avere delle capacità di marketing. Si tratta, in parole povere, di farsi pubblicità.

In questo weekend sono stata al Lucca Comics & Games 2008, una grande fiera dedicata ai fumetti e ai giochi. Questi ultimi, come saprete, sono tra le mie grandi passioni, soprattutto i giochi di ruolo. Ecco perché mi sono armata di biglietti da visita e mi sono presentata agli stand delle case editrici presenti per propormi. 

In Italia ci sono centinaia di fiere, praticamente di qualsiasi settore, penso. Presentarsi direttamente ai propri potenziali clienti, farsi conoscere e, contemporaneamente, conoscere l’ambiente, è un buon modo per iniziare. Ci sono, però, alcune cose da ricordare, per esempio:

  • non è detto che il personale presente allo stand si occupi direttamente delle traduzioni: in questo caso, si può chiedere a propria volta il nome e l’e-mail o il numero di telefono della persona da contattare.
  • sarebbe bene appuntarsi almeno il nome delle aziende o delle case editrici a cui si è lasciato il proprio biglietto da visita
  • un sacco di altre cose che sicuramente non ho ancora imparato!!

Come sempre, invito i miei lettori ad ampliare quanto ho scritto con i propri commenti. 🙂

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