Il 2008 in una parola

Non conosco il giapponese, ma ho trovato comunque interessante questa notizia; è stato scelto un kanji (cioè un carattere, rappresentante sia un suono che una parola specifica) per rappresentare l’anno che sta per concludersi: significa “cambiamento”, ma anche “strano”. Per quanto mi riguarda, direi che calza quasi a pennello!

Tanti auguri!

Spero che la nuova grafica sia di vostro gradimento… Ci lavorerò ancora in queste vacanze.

Nel frattempo, un augurio a tutti voi, qualunque sia la vostra lingua!

 

Gatti, lingue e risate

Gli utenti di Flickr sapranno che, ogni volta che si carica l’home page del sito, si viene cordialmente salutati in una lingua diversa. Italiano, coreano, farsi, americano e via discorrendo fino a…LOLspeak!

Ebbene sì, ieri sono stata accolta con un bel “O HAI!”, seguito dalla spiegazione “Ora sai come dire ciao in LOLspeak”.

Dopo un attimo di perplessità, sono andata a caccia di informazioni su questa “ridente” lingua (scusate il gioco di parole piuttosto scadente!)…E ho scoperto che si tratta della lingua dei gggiovani (sì, con 3 G) anglofoni, la risposta a chi si lamenta che “le parole inglesi non si leggono come si scrivono”, la consolazione per tutti coloro che si spaventano di fronte alle K e alle abbreviazioni usate dagli adolescenti italiani.

Mi pare di capire che il nome deriva dai Lolcats e i Loldogs, protagonisti di vignette piuttosto diffuse in internet e scritte, appunto, in questa “lingua”. Eccone un esempio:

Se volete imparare a utilizzare il lolspeak, leggete questo simpaticissimo corso accelerato. E per saperne di più, cliccate qui, o forse dovrei dire (ci provo, anche se molto probabilmente sbaglierò)… OMG CHEQ DIS OWT!!!

Traduttori non professionisti: non smetto di combattere!

A quanto pare la notizia è stata notata da molti, traduttori e non. Flavia me lo segnala tempestivamente, su ProZ accende gli animi del forum italiano. Perciò, voglio dire la mia.

Questo l’articolo incriminato: Traduttori web a tempo di record.

Ora, se questi ragazzi si divertono e traducono con passione e se gli utenti di queste traduzioni sono soddisfatti, buon per loro.

Il problema è che la mentalità che si diffonde, il messaggio che passa, è, una volta di più, che la traduzione sia una cosa che può fare chiunque. Studenti e casalinghe con una conoscenza più o meno approfondita dell’inglese sanno perfettamente proporre un prodotto in grado di soddisfare il pubblico. Un pubblico che certamente saprà notare la differenza tra quella traduzione e quella “ufficiale”, ma che si accontenta della prima senza troppi problemi. Il senso si capisce comunque, e in più arriva “a tempo di record”…Il fatto che le traduzioni professionali arrivino mesi dopo perché dietro c’è il lavoro di decine di persone (non solo un paio di traduttori e un revisore!) poco importa.

Come sempre, sono dell’avviso che occorra lottare contro questa mentalità, se non si vuole rischiare che questa bellissima professione perda quel po’ di credibilità che le è rimasta…Quindi, per l’ennesima volta su questo blog,e di nuovo sperando che sia l’ultima, scrivo: 

PER ESSERE TRADUTTORI, NON BASTA SAPERE UNA LINGUA STRANIERA!

Imparare il rispetto

L’intenso studio di una moltitudine di libri sull’antropologia a cui mi sono sottoposta ultimamente mi ha fatto riflettere sulla possibilità di impararne qualcosa di utile a livello professionale.

L’antropologia, infatti, ha molti più rapporti con la lingua e con la traduzione di quanto non si pensi: la lingua è uno dei principali aspetti della cultura (oggetto di studio per antonomasia dell’antropologia), permette di conoscerne e approfondirne gli altri aspetti, ed è il mezzo attraverso cui l’antropologo conduce buona parte del suo lavoro.

Ora, cosa può imparare un traduttore da un antropologo (sembra l’inizio di una barzelletta!)? Secondo me, il rispetto per la cultura diversa che si cela dietro il “pezzo di carta” (ormai metaforico, il più delle volte) che si ha di fronte e di cui si rischia di dimenticarsi, presi dalla foga di tradurre entro la scadenza assegnata. Il che rende anche più affascinante in nostro lavoro, che ci permette un contatto costante e diretto con un’altra cultura, dentro la quale possiamo “sbirciare” attraverso una finestra ogni volta diversa.

“Il sapere parte da qui”

Anche oggi mi limito a segnalare un link, ma non me ne vogliate: si tratta di una pagina estremamente interessante e utile per chiunque voglia approfondire i molteplici aspetti della nostra lingua.

Treccani.it > Lingua italiana (la sezione del nuovo portale Treccani dedicata ai giochi di parole, i neologismi, le iniziative legate alla lingua italiana e molto altri ancora)

Un post ottimista

L’attività del blog riprende con un post allegro: ecco un link di consolazione per chi, come me, ama il tedesco, ma ogni tanto vorrebbe poterne fare a meno.

http://www.proz.com/forum/german/121360-unsicherheit_mit_der_deutschen_sprache.html

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