Interpreti per l’Unione Europea

Non sono un’interprete, anche se si tratta di una professione che mi affascina molto. Tuttavia, segnalo questo interessante video realizzato nella sede di Bruxelles dell’Unione Europea, utile per tutti coloro che fossero interessati a sapere cosa avviene dietro le quinte dell’interpretariato e quali sono le competenze richieste per intraprendere questo lavoro.

Gita istruttiva

Oggi ho visitato la manifestazione “Belgioioso Fantasy: pillole di medioevo in versione fantasy, dove ho assistito a scontri tra orchi e bimbi, ho parlato di gufi e barbagianni con un falconiere e ho comprato un bel libro sugli gnomi.

Quando si dice documentarsi per il proprio lavoro! ^^

How I learn languages – 16, per essere precisi

Imparare 16 idiomi oltre al proprio e sfruttarli tutti e 16 come lingue di lavoro nella propria professione di traduttore?

Possibile.

Questo, almeno, secondo l’incredibile esperienza di Kató Lomb, raccontata in un libro che trovate qui nella sua traduzione inglese: “Polyglot – How I learn languages”.

Ovviamente ora la mia voglia di imparare una nuova lingua aumenta esponenzialmente! In questi giorni sto prendendo in considerazione il polacco, dato che per lavoro ho iniziato ad avere rapporti con alcuni madrelingua… Sarà meglio che ci pensi ancora un po’ su, però! ^^

“We don’t want a cookie”

Sapete che da sempre mi batto per diffondere l’idea che sia necessario rivolgersi a traduttori professionisti, per ottenere risultati professionali. Oggi lascerò che sia questo simpatico video a parlare per me.

Il cervello dei traduttori

Paola Emilia Cicerone, nel n. 49 (gennaio 2009) della rivista “Mente & Cervello”, propone un interessantissimo articolo sui meccanismi messi in atto dal cervello durante attività come la traduzione e l’interpretariato.

Si scopre, così, che non si tratta affatto di processi meramente linguistici, ma di attività che coinvolgono diverse aree del cervello: per esempio, traducendo nelle due direzioni opposte (dall’italiano all’inglese e dall’inglese all’italiano, per citare il caso classico), si attivano aree cerebrali differenti. Questo porta anche a stabilire che, per quanto ci si possa avvicinare al perfetto bilinguismo, esiste sempre un’idioma considerato come la propria lingua madre: essa ha delle connotazioni linguistiche che una lingua straniera non ha, poiché il cervello considera quelle parole come associazioni linguistiche.

Mentre in passato, poi, si riteneva che l’area deputata alla traduzione fosse l’emisfero sinistro, dove risiedono i centri di elaborazione linguistica, oggi si sa che anche l’emisfero destro entra in azione, soprattutto negli interpreti, che necessitano di attenzione e memoria nello svolgimento del loro lavoro. Molti interpreti, infatti, prediligono l’input della lingua straniera nell’orecchio sinistro, e controllano con il destro quello che dicono (mentre, generalmente, si usa maggiormente l’orecchio destro): questo li può addirittura portare a tradurre senza realmente ascoltare quello che viene detto.

L’interpretariato rappresenta una grossa fonte di stress: occorrono attenzione, conoscenza approfondita della terminologia e delle diverse strutture che caratterizzano le due lingue, la capacità di rendere lo stile comunicativo di chi parla e, nel caso della consecutiva, la capacità di prendere appunti nel modo più efficace, anche attraverso simboli.

L’articolo si conclude spiegando che si stanno compiendo degli studi in merito alle capacità di chi conosce cinque o più lingue: nel loro cervello, infatti, si potrebbe creare una confusione legata ai numerosi imput.

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