Traduzione e poesia. Spunti sparsi

Invece di prepararmi per uscire, mi ostino a fare qualche ricerca su Google. Oggi mi sto interessando al rapporto tra lingua e poesia. Trovo, così, delle parole che mi affascinano molto…

Nel corso della mia esperienza di traduttore mi sembra di aver individuato tre o quattro punti decisivi.
Il primo è che la traduzione è un fatto empirico e non teorico e questo essenzialmente perché la lingua è una questione viva. Esiste una teoria della traduzione che da duemila anni dice più o meno le stesse cose, ma la natura della traduzione è quella di essere un’attività concreta.
Il secondo punto riguarda la capacità della lingua d’arrivo; il traduttore deve essere tutto “abitato” dalla lingua in cui scrive e la traduzione deve nascere da un amore per la lingua, altrimenti cosa si scrive a fare?
Poi direi, come terzo aspetto, che ciò che la traduzione deve salvare è il “movimento” del testo, dove per “movimento” mi sembra che si possa intendere il ritmo, il lessico e il significato del testo per il presente. Baudelaire, ad esempio, scrive in alessandrini ottocenteschi; se io oggi traducessi il testo in un italiano dell’Ottocento credo che lo ucciderei perché non lo renderei pienamente fruibile per il lettore contemporaneo. Il problema che si pone dunque è come rendere “presente” il testo al lettore.
L’ultimo aspetto è quello che riguarda la frequentazione. Per tradurre testi poetici bisogna leggere molta poesia, ma non è necessario essere poeti. Se pensiamo a un grande traduttore come Leone Traverso, dobbiamo riconoscere che le sue traduzioni sono di fatto poesie anche se lui non ha mai scritto versi suoi… non è un caso che poeti e traduttori di poesia abbiano da sempre frequentato gli stessi ambienti.

[…] La traduzione nasce dall’esperienza del limite per cui siamo continuamente obbligati a tradurre. Se tu mi dici “mamma” io devo in qualche modo tradurre, cioè interpretare, il significato di questa parola. Se fossimo in Paradiso non ci sarebbe bisogno di traduzione perché non ci sarebbe questa resistenza nel comprendersi. In questo senso, da un lato è vero che la traduzione serve per comunicare un’esperienza. Dall’altro lato però è anche vero che la poesia si scrive e si traduce perché è l’opera stessa che chiede di essere creata, uno lo fa perché deve. Indipendentemente dal modo in cui si sceglie di dare voce a un testo, la motivazione sia della scrittura sia della traduzione è dare la propria vita all’opera.

http://www.eurac.edu/Focus/TheTranslation/Translation_rondoni_it.htm

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