Il traduttore del terzo millennio

In questa discussione sul forum italiano di ProZ ho letto un post di così interessante che vorrei condividerlo con voi. Eccolo (evidenzio in grassetto le parti più interessanti, per i più svogliati):

[…] molti dei problemi dai quali ci riteniamo iniquamente ed ineluttabilmente oppressi dipendono in larga misura dalla mancata accettazione (uso il termine nell’accezione psicoanalitica) della nostra natura, di professionisti, non ordinisti, in piena era digitale, rivoluzionata dalla globalizzazione

Non accettiamo il fatto che – per usare parole di altri – l’acquisto della traduzione viene budgettato da alcune multinazionali come l’acquisto della carta igienica…Perdiamo il tempo ad indignarci per la poca considerazione data alla nostra Professione (carta igienica, appunto!), invece di sfruttare il fatto che senza di noi non potrebbero neanche…(chiaro, no?)
Arricchiamo thread di 150 pagine per dire che il PM X è incompetente, che l’agenzia Y è una sfruttatrice, che Proz dovrebbe vergognarsi, che i colleghi non devono azzardarsi a scendere sotto una certa cifra (…che poi da 10 anni sta cifra non è mai saltata fuori ovviamente…un convegno infinito sul nulla più totale!!!!)

E – non c’è da meravigliarsi – lasciamo invece morire (o la naufraghiamo nel solito offtopic che tutto divora: agenzie / Pm / tariffe) discussioni come queste in cui si parla di noi, e non degli altri!

Se invece di dare tanta attenzione a come gli altri fanno male il loro lavoro, dedicassimo un po’ più di tempo a come noi dovremmo fare il nostro, tante revisioni assurde di cui ci lamentiamo forse non esisterebbero…e non esisterebbe il caso della topic starter… […]

Io penso che la causa di questa situazione si possa vedere in una forma di pericolosa pigrizia: la nostra natura mista – professionisti ed imprenditori – fa sì che la capacità di erogare una prestazione di contenuto intellettuale sia oggi solo il prerequisito per affacciarci al mercato. Molti – a mio parere – si fermano lì!
Di più: si rifiutano di fare l’altra parte del lavoro, gestire la propria impresa.
[…]

Gestire la propria impresa è parte integrante dell’essere traduttore, oggi!
Non si può ancora oggi, sperare in un albo che fissi le regole per tutti (nel mondo?!), prendersela con il PM che non rispetta delle regole (dettate da chi?!), ergere le consuetidini di un mercato locale (es pagare 20 centesimi la combinazione Ebreo>Arabo a Dubai) a leggi di un mercato globale, estendendo le caratteristiche di un settore di traduzione (il gaming, tanto per rifarci ad un altro thread importante e perciò – fino ad ora almeno – disertato) alla traduzione tout court! […]

Perché non inziare ad essere un po’ più flessibili?
Le agenzie sono imprese – al pari nostro: loro sbagliano – al pari nostro!
I project maneger sono professionisti – al pari nostro: loro sbagliano – al pari nostro!
…Se facessimo un po’ di sana autocritica, riusciremmo ad “accettare” (di nuovo in senso psicoanalitico) i loro errori, perché ne vedremmo chiaramente la matrice dentro di noi!
Finché invece continueremo a nasconderci dietro il al tabù della nostra infallibilità, – costringendo il mondo (proz, le agenzie, i PM, i clienti, le tariffe, i colleghi, i revisori, il mercato!!!!) ad essere come noi ci meriteremmo che fosse – non faremo altro che disperdere le nostre energie e rovinarci l’esistenza.[…]

– Renato Renno

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Eleonora
    Nov 06, 2009 @ 14:07:19

    E’ un ottimo spunto di riflessione secondo me! Sai, sto cominciando seriamente a pensare che anche tra i traduttori ci sia una sorta di casta! è un mestiere per pochi eletti e anche quelli (giustamente!!) si tengono stretto stretto quel poco che hanno e non sono molto propensi a insegnare il mestiere a quelle come noi! (Scusa il pessimismo…)

    Rispondi

  2. biblitra
    Nov 06, 2009 @ 18:18:28

    No, no, è verissimo! Io, però, da un certo punto di vista li capisco anche: con il diffondersi della conoscenza delle lingue straniere, un sacco di gente pensa di poter fare qualche traduzione “come lavoretto” o comunque “perché tanto non ci vuole niente”… Ecco, in quel caso mi arrabbio anch’io e mi metto subito sulla difensiva!
    Dai, ne riparleremo quando saremo professioniste affermate! :p

    Rispondi

  3. Eleonora
    Nov 07, 2009 @ 08:46:29

    Eh si, quelli mi mandano proprio su tutte le furie!! Soprattutto gli studenti universitari (che studiano tutt’altro) che propongono traduzioni a 1€ a facciata o quelli che ti dicono “Bah, per tradurre basta che leggi una cosa e la scrivi in un’altra lingua, che ci vuole?!?”!!
    Vabbé, cerchiamo di portare avanti il nostro sogno!
    Facciamoci coraggio!
    In bocca al lupo!

    Rispondi

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