Un caso di successo: La lettera finalmente ben tradotta

Pochi giorni fa, sono stata contattata da una mia compaesana per una traduzione: questa signora invia spesso delle offerte ad alcuni preti missionari sparsi per il mondo, che le scrivono regolarmente per ringraziarla e per raccontarle della loro vita quotidiana nelle missioni. Tutta questa corrispondenza è in lingua inglese.

A quanto pare, lei si è sempre rivolta a suoi conoscenti che sapevano l’inglese; l’altro giorno, invece, ha deciso di chiedere a me.

Io accetto e mi metto subito al lavoro sulla traduzione: si tratta di una lettera tanto breve quanto semplice.

Ma con mia grande sorpresa, poco dopo averle fatto recapitare la mia traduzione, ricevo una sua telefonata entusiasta: “Ma com’è tradotta bene questa lettera! Sai, gli altri traducevano sempre tutto alla lettera, mentre tu hai fatto proprio delle belle frasi complete!”

Ma va?

Annunci

Per i clienti/2: Cinque cose da NON fare

Ecco un elenco semi-serio di simpatiche situazioni in cui un traduttore eviterebbe volentieri di trovarsi. Chi ha orecchie per intendere, intenda.
  1. Stabilire voi la tariffa, perché “sai, il committente mi paga solo 0.02 euro a parola, quindi a te devo darne 0.01. Vorrei darti di più, ma proprio non posso…”. Ecco, almeno non sempre.
  2. Non farsi vivi dopo la consegna del lavoro e non dare un minimo di feedback, non foss’altro per dire “grazie, ho ricevuto la traduzione e andava tutto bene”.
  3. Dire al traduttore che c’è tantissimo lavoro in arrivo chiedendogli di tenersi pronto, salvo poi non farsi più sentire per settimane.
  4. Dare per scontato che se uno fa il traduttore di mestiere, allora certamente saprà come tradurre anche quel testo di fisica nucleare dall’inglese all’arabo in sospeso da qualche tempo.
  5. Non pagare. E non rispondere alle e-mail di sollecito per i mancati pagamenti. Se non riuscite a pagarci subito, ditecelo: non sono a conoscenza di casi in cui un traduttore abbia mangiato il proprio cliente. Almeno, per ora.

Un passo in più verso la fama!

Beh, non può che fare piacere essere citati in un libro, che ne dite?

Ringrazio Chiara Foppa Pedretti per avermi segnalato questo caso [una classifica di parole intraducibili, nota mia] e averlo discusso nella sua tesi di laurea magistrale.

Se volete vederlo coi vostri occhi, dovete acquistare questo libro: “Relativismo culturale. In difesa di un pensiero libero” di Angela Biscaldi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: