Il bello della traduzione editoriale

Nancy Mitford ha scritto:

“I do love translating: it is the pure pleasure of writing without the misery of inventing.”

E credo che ci sia molta verità in questa semplice frase. Come per molte persone, uno dei tanti sogni nel mio proverbiale cassetto è sempre stato quello di scrivere un libro; sfortunatamente, non mi è mai venuta in mente un’idea. E non dico un’idea di quelle che mi avrebbe trasformato nel caso letterario dell’anno, eh; anche solo un’idea decente sarebbe bastata. Invece niente.

Ma la traduzione editoriale risolve ogni problema. Non c’è bisogno di inventare niente, ma è comunque necessario scatenare tutta la propria creatività, indirizzandola, anzi, in una sola direzione, perché ci si può concentrare solo sulla scrittura, senza preoccuparsi del contenuto.

Si scrive un libro senza scrivere. Si crea dal nulla qualcosa che, contemporaneamente, esiste già.

Ed è un vero piacere!

Di nuovo sulle MT

La traduzione automatica (o MT, machine translation) è ancora al centro di numerosi dibattiti e dissertazioni. Lo dimostra anche un recente articolo apparso sul sito del New York Times, che illustra come la traduzione automatica non possa sostituirsi ai traduttori in carne e ossa, ma come a volte, proprio in virtù di ciò, possa rivelarsi estremamente utile. Ecco un bell’esempio:

When Haiti was devastated by an earthquake in January, aid teams poured in to the shattered island, speaking dozens of languages — but not Haitian Creole. How could a trapped survivor with a cellphone get usable information to rescuers? If he had to wait for a Chinese or Turkish or an English interpreter to turn up he might be dead before being understood. Carnegie Mellon University instantly released its Haitian Creole spoken and text data, and a network of volunteer developers produced a rough-and-ready machine translation system for Haitian Creole in little more than a long weekend. It didn’t produce prose of great beauty. But it worked.

– David Bellos

Un test interessante

http://www.nytimes.com/interactive/2010/03/09/technology/20100309-translate.html

Il New York Times ha provato a comparare tre sistemi di traduzione automatica: Google Translate, Yahoo Babel Fish e Microsoft Bing Translator.

Lo ripeto sempre: una traduzione automatica non può e non deve sostituire quella umana (v. post precedente).

Ma l’esperimento è interessante, e dimostra che anche in questo campo i passi avanti sono stati enormi.

“Translation fail”

Recentemente, a una mia collega, è capitato di ricevere un’e-mail in inglese palesemente tradotta dal tedesco con un traduttore automatico. Infatti, con qualche sforzo, siamo riuscite a ricostruire la frase originale in lingua teutonica, grazie anche alla struttura molto riconoscibile (come, ad esempio, il verbo in fondo alla frase, cosa impossibile da fare in inglese).

Inutile dire che si rischiano figure a dir poco pessime.

Oltre a dare un’idea di scarsa professionalità, si corre il rischio di scrivere cose scorrette, quando non insensate, o addirittura offensive, perché non si è in grado di rendersi conto dell’attendibilità della traduzione proposta. Un esempio? Guardate qui.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: