Il revisore, questo sconosciuto

Prima o poi, nella sua carriera, un traduttore si trova a doversi incontrare/scontrare con una figura spesso invisibile, ma la cui presenza può essere, a volte, ingombrante: il revisore.

Ilaria mi ha fatto scoprire una lista di principi stilati da Brian Mossop, in Revising and editing for translators (St Jerome Publishing, 2001), che dovrebbero rappresentare una sorta di linee guida per un buon revisore. Si tratta, fondamentalmente, di ricordarsi il rispetto per (1) il proprio cliente, (2) il traduttore e (3) il testo.

1. Se ci sono molti errori, forse il testo è da ritradurre.
2. Se non ci capisce cosa sta dicendo la traduzione senza rileggere o senza consultare l’originale, è il caso di apportare delle correzioni.
3. Chiedersi non tanto se una frase “possa”, ma se “debba” essere migliorata. I cambiamenti vanno effettuati a seconda del fruitore della traduzione.
4. Fare piccoli cambiamenti invece di riscrivere.
5. Ridurre al minimo l’introduzione di errori se rimangono dubbi sui cambiamenti da apportare.
6. Ottimizzare il tempo di revisione con una lettura monolingua, a meno che la probabilità di errori di traduzione sia tale da giustificare un lavoro con testo a fronte.
7. Nel fare una correzione linguistica o un miglioramento stilistico, accertarsi di non aver introdotto un errore di traduzione.
8. Se introducete un cambiamento controllate che il testo non richieda poi altre modifiche nelle frasi vicine (creazione di cacofonie, ripetizioni).
9. Attenzione ai macroerrori (non “fissarsi” sul lavoro di pulizia dei singoli errori, sentire se la traduzione “funziona” complessivamente per quanto riguarda tono, stile, ritmo).
10. Nel controllare la forma, attenzione a non farsi sfuggire errori di significato, controsensi, contraddizioni e viceversa.
11. Controllare i numeri oltre che le parole.
12. Sfruttare al massimo la capacità di vedere il testo come il lettore lo vede per la prima volta.
13. Raggiungere un equilibrio tra accuratezza e grado di leggibilità.
14. In ultima analisi, dare la precedenza alle necessità del lettore piuttosto che a quelle del committente.
15. Attenzione ai refusi nella prima pagina.
16. Fare sempre cambiamenti giustificabili.
17. Non imporre agli altri il proprio approccio alla traduzione.
18. Non imporre agli altri le proprie idiosincrasie linguistiche.
19. Committente e lettore devono beneficiare al massimo della traduzione, verificare che ogni modifica scritta a mano sia stata inserita su file prima di inviare il lavoro di revisione finito.
20. Se non riesce a risolvere un problema è bene segnalarlo al committente.

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Il gatto bilingue

Quando uno dei miei alunni/colleghi/parenti/amici sosterrà per l’ennesima volta di non essere in grado di imparare una lingua straniera, non mancherò di mostrargli questa simpaticissima pubblicità:

Per i clienti/3: Perché un’agenzia di traduzioni non è sempre la soluzione migliore

Consiglio a tutti i miei lettori, ma in particolare a coloro che acquistano (regolarmente o saltuariamente) servizi di traduzione, la lettura di questo interessante post sulle agenzie di traduzione e sui loro possibili limiti: The truth about translation agencies?

Hai impegni per venerdì?

Venerdì. Ore 19.20. Squilla il mio telefono.

PM agenzia di traduzione: Ciao, ti va di tradurre un numero indefinito di parole di un testo tecnico a cui sto lavorando? Sono da consegnare entro domenica sera, naturalmente.

La mia mente: Di’ di no! Di’ di no!

Io: Ehm… Okay, vedo cosa posso fare.

Ecco perché la mia professione mi ha insegnato:

  • Ad accontentare il più possibile le esigenze dei miei clienti
  • A lavorare a qualsiasi ora di qualsiasi giorno
  • A non ascoltare i saggi consigli del mio cervello!

Cosa non si fa per risparmiare

Ma l’avete sentita questa?

Incontrovertibilissimamente precipitevolissimevolmente

Per festeggiare la Pasquetta con voi, ecco qui una piccola curiosità linguistica, tratta dal Wikizionario:

Open book 01.pngAvverbio

precipitevolissimevolmente

  1. (raro) in modo molto precipitoso, detto soprattutto in modo scherzosoironico; è ritenuta, a torto, la parola più lunga della lingua italiana: in realtà già Dante Alighieri trovò sovramagnificentissimamente, mentre Anacleto Bendazzi nel secolo scorso trovò incontrovertibilissimamenteparticolareggiatissimamente e il vero record italiano anticostituzionalissimamente; inoltre si tratta di una licenza poetica: infatti l’avverbio costruito in modo corretto dal superlativo assolutodi precipitevole (che è precipitevolissimo) è in realtà precipitevolissimamente; questa parola fu coniata apposta per una composizione poetica in quanto così costruita è un endecasillabo perfetto; i due versi in cui compare la parola sono diventati in seguito un famoso proverbio: «Chi troppo in alto sal, cade sovente / precipitevolissimevolmente» Ludovico Ariosto

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