IFD2011: che cosa ho imparato

Quest’anno ho seguito con molto interesse alcune delle conferenze online organizzate in occasione dell’International Freelancers Day, indetto per lo scorso 23 settembre. A beneficio di chi non vi ha partecipato, riassumo qui i concetti e i consigli emersi nel corso della giornata che, secondo me, sono stati i più significativi, soprattutto nell’ottica del nostro settore.

  • Ed Gandia ha fatto notare che, oltre una certa soglia di competenze necessarie a diventare dei professionisti, non è fondamentale essere i migliori nel proprio settore: è inutile, cioè, concentrarsi nell’acquisizione di sempre maggiori competenze, se poi si tralasciano altri aspetti come la conoscenza del settore nel quale operano i clienti, la credibilità, la professionalità, ecc.
  • Jason Womack ha suggerito di “massimizzare le interruzioni” prendendo subito nota di tutti quei pensieri che interrompono il nostro flusso produttivo, per poi ritornarvi immediatamente.
  • Shane Pearlman ha consigliato di stabilire i propri prezzi in base a vendita, settore e stile di vita desiderato, proponendo questa formula: “Sell until you are turning down work; raise your rates until you need to sell”.
  • Charlie Gilkey ha parlato di attività ad alto valore aggiunto, suggerendo tre obiettivi (incassi, opportunità per la propria attività e visibilità di fronte alle persone che contano) e tre aree su cui concentrarsi (gestione dei progetti in corso, marketing e sviluppo della propria attività).
  • Steven Slaunwhite ha sottolineato l’importanza di usare bene LinkedIn per instaurare delle relazioni proficue.
  • Rebecca Matter, infine, ha suggerito di evitare le tariffe orarie (con l’esperienza si diventa anche più rapidi, perciò paradossalmente si verrebbe pagati di meno), di aumentare regolarmente le proprie tariffe e di dedicarsi al marketing anche solo qualche minuto, tutti i giorni.

Proofread again!

http://freelanceswitch.com/freelance-freedom/freelance-freedom-225-proofread-again/

L’importanza di essere localizzabili

Quando si prepara il proprio piano di marketing, ogni dettaglio è fondamentale. Perfino la locazione che si indica per la propria attività.

Oggi, la maggior parte del lavoro di traduttore di svolge per via telematica: un cliente, seduto alla sua scrivania in qualunque parte del mondo, ci invia un documento e, qualche giorno dopo, ne riceve la traduzione, senza mai essersi spostato. E magari senza averci mai visti. Questo è il bello dell’essere freelance: si può lavorare ovunque.

Esiste, tuttavia, un’altra categoria di clienti: si tratta soprattutto di privati, enti o piccole aziende, magari inesperti del processo traduttivo, che preferiscono conoscerci e incontrarci di persona, anche perché spesso non dispongono di una copia informatica dei documenti che devono tradurre e ce li vogliono, perciò, consegnare a mano. Queste persone cercheranno – sulle Pagine Gialle, su Google Maps, sugli annunci locali, ecc – un traduttore che risieda nella loro zona.

Ma quanto è grande questa zona? Una città? Una provincia? Una regione? Una parte di Italia? Questo lo definisce il traduttore tramite il suo famoso piano di marketing. Io, dal canto mio, ho scelto di indicare alternativamente, a seconda del medium, un’area più ristretta (Crema e dintorni) o più estesa (Milano e dintorni).

Rapportive: rich contact profiles

Oggi voglio segnalarvi questo articolo perché, tra i tanti spunti interessanti che presenta, mi ha fatto scoprire Rapportive, un’estensione di Chrome per Gmail che ricerca in rete i mittenti delle e-mail ricevute per reperire informazioni su di loro da svariati social network (Facebook, Twitter, LinkedIn…) e organizzarle in modo molto chiaro e intuitivo. Questo permette di avere subito sotto mano numerose informazioni su “chi c’è dall’altra parte”, magari vedendone perfino il volto. Inutile dire che ne sono già innamorata!

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