Convertitori di misure

In questi giorni, realizzando degli adattamenti per alcuni programmi televisivi sulle ristrutturazioni, mi sono imbattuta in diverse problematiche legate alla conversione delle misure. Tra sistema imperiale, uso delle frazioni di pollice e momento torcente, devo ammettere di avere sudato non poco! Si sa, la maggior parte di chi ha studiato una materia umanistica non andava molto d’accordo con la matematica, ai tempi della scuola! ^_^

In ogni caso, ecco una piccola raccolta di tabelle e convertitori che mi hanno salvato la vita:

Numerics Converter
Online calculator
Numberfactory
Conversion Chart

…Spero possano esservi utili!

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La traduzione dal punto di vista linguistico (e perfino botanico)

Pochi giorni fa mi sono imbattuta – e innamorata – di un bellissimo articolo scritto dalla collega Camilla Miglio. Si parla degli “spazi testuali” che la traduzione non solo riproduce, ma anche crea, sviluppando l’argomento attraverso la metafora dell’albero: dalle radici ai rami. La prima parte, in particolare, tocca un tema che a me ha sempre colpito molto: la radice della stessa parola “traduzione”, come spostamento, trasferimento, dislocamento. Ne avevo già parlato nel post “La poesia della traduzione” e avevo risollevato la questione citando un articolo di Ilaria, “Il traduttore è un ponte e le parole sono stanze”.

Di seguito, cito alcuni del passaggi più belli, ma vi invito a leggere l’articolo completo qui.

“Spazi di traduzione: radici e rami” di Camilla Miglio
1. Radici: tradurre spazi

Il tradurre, atto e come figura di pensiero dello spostamento (ma anche della metamorfosi) segna con la sua presenza i grandi passaggi culturali. La vicenda di Babele, intesa canonicamente come maledizione e perdita dell’unità, o nelle interpretazioni più moderne come benedizione e occasione di accesso alla storia della diversificazione, e cioè alla libertà, indica in entrambe le accezioni del mito la presenza di un sostrato linguistico assodato. Si tratta della lingua di Adamo, di cui sentire nostalgia per recuperare l’antica innocenza, o da cui staccarsi per accedere all’esperienza. E in entrambe le accezioni del mito, la percezione dello spazio è determinante: gli uomini di Babele vengono sparsi per il mondo. Come sono mandati per il mondo nell’episodio che nel Nuovo Testamento proprio a Babele risponde: Pentecoste. I soggetti parlanti – dopo Babele o dopo Pentecoste – “trasportano” una o più lingue e con esse occupano porzioni di mondo.
Tradurre apre sin dall’etimologia la questione dello spazio. La radice translinguistica della parola risale al latino transducere, transferre. Trasferire da un luogo all’altro, da cui translate, übersetzen, übertragen, traduire, tradurre. Secondo diverse gradazioni semantiche, è presente nel lemma il senso di uno spostamento e di un trasporto di un oggetto che si suppone stabile e persistente in sé. Questa concezione antica, linguisticamente fondata nel suo essenzialismo, possiede una sua evidenza che ci porta a immaginare la traduzione come dislocamento e deterritorializzazione di un oggetto-testo, come traduzione culturale. Tale adattamento comprende, è ovvio, una modificazione necessaria per innestarlo da un luogo all’altro, da una lingua all’altra, ma resta certa della stabilità di un nucleo di significato “trasportato”.
Questa idea di trasporto nello spazio, quando si parla di poesia, mostra tutti i suoi limiti. Tradurre poesia non è trasferirla, ma ri-produrla altrove. Più che di traduzione si può forse parlare di produzione di spazi. La produzione di spazi implica la presenza attiva di uno o più soggetti dentro l’azione, e non di un oggetto che subisce l’azione, il trasporto. Il soggetto sarà un soggetto interpretante.

2. Ancora radici: produrre spazi

[…] La radice greca vive nelle accezioni tedesche e romanze di interpretare e dolmetschen. Porta con sé un ruolo attivo, performativo, interpersonale. Dolmetschen in tedesco è un forestierismo derivato dall’ungherese tolmács, derivato a sua volta dall’ottomano dilmaç. Non è difficile riconoscere in questa matrice la traccia di relazioni transnazionali: l’attività degli interpreti che accompagnavano i commerci economici e politici nell’area centro orientale d’Europa, dall’Eufrate al Danubio, seguendone l’innesto nell’ungherese e nelle lingue slave (serbo тумач/tumač, polacco tłumacz, ceco tlumočník, russo толмач). Da Lutero in poi dolmetschen sarà un lavoro di continuo chiarimento, creazione di una lingua che non trasporti, ma crei una fede consapevole, una lingua che sia in sé parola sacra. Resta centrale la figura del mediatore (non il mercante né il diplomatico ottomano), ma il pastore-predicatore-interprete della parola, come soggetto creatore di chiarezza e logos. Forse per questo l’evangelista preferito da Lutero era proprio Giovanni.

La presenza umana, del soggetto parlante e attivo, è più evidente nell’accezione del tradurre ricompresa in ermeneuein. Il destino ha voluto che l’uso corrente ne rovesci i valori. Interprete è oggi il mediatore delle relazioni e delle comunicazioni immediate, che deve far passare nel più breve tempo possibile il messaggio, è un “trasportatore” molto veloce, tanto più bravo quanto meno meccanico sarà il suo trasporto quanto più intelligente sarà il suo adattamento. Il patto è però quello di non “creare “ nulla nuovo.

[…]

 

L’interprete sbaglia. E si scatena una guerra diplomatica

Questo articolo sintetizza e contestualizza bene l’accaduto, mentre il Corriere ne parla così (volevo inserire il video, ma pare sia impossibile dal loro sito).

In buona sostanza, mentre il Presidente egiziano Mohamed Morsi diceva che “Il governo della Siria è un regime illegittimo”, l’interprete parlava di Bahrein, lasciando tutti spiazzati. Quello che resta da capire è se l’errore sia stato accidentale o voluto.

Il potere della lingua

Sa cosa mi ha impedito di diventare un assassino? La mia lingua. Per me è impossibile esprimere odio nella mia lingua. È una lingua bella, gentile. È una lingua pacifica.

Alex White Plume, attivista del popolo dei Lakota Oglala

(da “National Geographic Italia”, Agosto 2012)

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