L’Italia e i suoi infiniti dialetti

E dopo il dotto intervento di Umberto Eco sulla lingua italiana… quello più “prosaico”, ma interessante e divertente di Enrico Brignano!

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Quei poveri titoli cinematografici

Su questo blog, si è spesso (s)parlato della traduzione dei titoli dei film (vedi “Title”, ovvero l’incredibile storia di un titoloIl “giallo” della traduzione dei titoli dei filmAncora sui titoli cinematografici). In Italia, e non solo, certi bellissimi titoli vengono stravolti in qualche punto del loro percorso verso la localizzazione.

Ma che dire di quei titoli partiti con il piede sbagliato fin dall’inizio, ovvero quelli sgrammaticati perfino in inglese?! In questo articolo, 10 Movie Titles with Bad Grammar, ne trovate 10 divertenti esempi… vi lascio una piccola anteprima, vediamo chi indovina qual è l’errore prima di aprire il link! 🙂

Who Framed Roger Rabbit

Honey I Shrunk The Kids

The 40 Year Old Virgin

“Work-life balance”: riflessioni di un venerdì notte

Qualche venerdì fa, sono stata a un concerto* con un amico.

Non appena ci rimettiamo in viaggio per fare ritorno a casa…

ore 23.40 – mi arriva un’e-mail

IO: Ma come? Un’e-mail di lavoro a quest’ora? E da una cliente italiana, per giunta, che quindi non vive in un fuso orario diverso!

LELE: Le rispondi?

IO: No, dai, ci penso domattina…

ore 00.10 – mi arriva un’altra e-mail

LELE: Dimmi che non è ancora lei!

IO: Sì, è lei. Non ci credo neanch’io! Ma lo sa che è venerdì notte?

LELE: Beh, non voglio giudicare. In fondo, io non ho un’attività in proprio. Se l’avessi, probabilmente anch’io non staccherei mai la mente dal lavoro.

IO: Anch’io ho un’attività in proprio, ma in questo momento non sono al lavoro, e posso permettermi di pensare ad altro. No, non le risponderò!

Morale? Per me è importantissimo separare il lavoro dalla vita privata. Quando mi dedico a una delle due cose, l’altra scompare… ma ci dev’essere comunque un’alternanza. È il famoso “work-life balance“, l’equilibrio tra vita personale e professionale, cruciale, a mio parere, per poter dare sempre il meglio di sè in ogni aspetto della propria esistenza. E voi che ne pensate?

* Per chi fosse curioso, si trattava del concerto dei Rammstein, all’Unipol Arena di Bologna. Ecco un assaggio di che cosa vi siete persi:

Come usare Gmail per migliorare la propria autostima

Oggi voglio raccontarvi come utilizzo le “stelline” di Gmail, ovvero quell’opzione che permette di segnalare le e-mail come “Speciali“, inserendole così in un apposito elenco.

Ogni volta che un cliente mi scrive che è soddisfatto del mio lavoro, che apprezza la mia puntualità o la mia precisione, o che mi scrive cose del tipo “Sei la mia salvezza!” (mi è capitato un paio di volte!), io contrassegno immediatamente la sua e-mail.

Questo mi permette di avere accesso a un elenco immediato di “referenze” da utilizzare in vari modi e… di accrescere la mia autostima ogni volta che ho bisogno di ricordare che svolgo bene il mio lavoro e che ho dei clienti affezionati che contano su di me!

P.S. I miei lettori ormai sanno che io utilizzo moltissimi prodotti gratuiti di Google e che i miei post sull’argomento sono a titolo del tutto personale e non pubblicitario. Eccone un paio di esempi meno recenti: Costruire un glossario, metodo “Biblitra” e Organizza la tua vita.

L’interprete tedesco e la scimmia di Justin Bieber

Manco a farlo apposta, pochi giorni dopo aver parlato della bellezza del tedesco a dispetto del fatto che faccia sembrare incavolato chiunque lo parli, mi sono imbattuta in questo divertente spezzone:

La bellezza del tedesco

Ammettiamolo: quando dici ai tuoi conoscenti tedeschi “Mi piace il suono della vostra lingua” e perfino loro rimangono sbigottiti, qualche domanda devi pur portela.

Io l’ho fatto, ho provato a dare la colpa alla mia professoressa del primo anno di università, che poteva avermi fatto il lavaggio del cervello sostenendo che il tedesco è la Sprache der Liebe (la lingua dell’amore), ho cercato di convincermi che mi sbagliavo… ma niente, non riuscivo e non riesco a pensare che il tedesco sia una brutta lingua! Come scrive Sabrina Bottaro in questo bell’articolo (che almeno dimostra che non sono l’unica pazza!),

Il Tedesco si ama o si odia, ma credo che non si possa non amarlo, come puoi non amare una lingua razionale ma appassionata, intellettuale ma sensibile, una lingua in cui mettersi alla prova più delle altre, una lingua in cui ragionare, come il buon vecchio latino.

Cercando in rete, ho trovato anche questi dieci buoni motivi per imparare il tedesco redatti da Bastian Sick (che da anni scrive divertenti articoli sulla grammatica tedesca, il suo uso e abuso, la sua bellezza e le sue stranezze). Ne cito solo alcuni:

1. Per capire i testi dei Tokio Hotel e cantare con la corretta fonetica.

2. Per poter scrivere una lettera d’amore a Bill Kaulitz (il cantante dei Tokio Hotel).

4. Per poter impressionare gli amici con parole come “Fußballweltmeisterschaftsendrundenteilnehmer” (“finalisti del campionato mondiale di calcio”) oppure “Überschallgeschwindigkeitsflugzeug” (“aereo a velocità supersonica”).

5. Per poter leggere Goethe in versione originale. E naturalmente non solo Goethe, ma anche tutti gli altri classici tedeschi, compresi Heinz Erhardt, Wilhelm Busch e Loriot.

6. Per poter non solo mostrare a tutti di guidare una Porsche, ma anche per poter dire a tutti che questo modello di auto non si pronuncia né “Porsch” né “Porschie”.

10. Per poter ottenere la parte del cattivone nel prossimo film di James Bond.

Sono ironici, certo, ma c’è da aggiungere che in italia molti datori di lavoro cercano giovani che conoscano questa lingua e non li trovano, e già questa dovrebbe essere una buona motivazione per tanti ragazzi e ragazze che storcono il naso… Oltre all’innegabile bellezza dei Paesi di lingua tedesca, natürlich.

Detto questo, non è che non trovi divertenti cose come questa! 🙂

http://iwastesomuchtime.com/

Il linguaggio dei cartoni animati

Essendo da sempre interessata (professionalmente ma non solo, lo ammetto!) al mondo del grande e piccolo schermo, è da qualche tempo che rifletto sul linguaggio dei cartoni animati e sul suo impatto rispetto alla lingua che parliamo ogni giorno.

http://www.vgnetwork.it

L’esempio più lampante, credo, è quello dei Simpson. È possibile farsene un’idea leggendo questa, questa e quest‘altra risorsa in italiano (per quanto riguarda il riuscitissimo doppiaggio della serie, comprese le complesse localizzazioni in termini di lessico, ma anche, per esempio, di inflessioni dialettali dei diversi personaggi) e questa in inglese, a cui aggiungo questa e questa pagina che vi spalancheranno le porte di un intero mondo nuovo, veramente complesso e affascinante.

Dunque non solo un impatto sulla lingua nazionale, ma anche, da una parte, sulla cultura popolare e, dall’altra, sul doppiaggio in tutte le sue forme, modalità e fasi di processo. Un doppiaggio, insomma, non solo “di servizio”, ma creativo e capace di brillare di luce propria.

Concludo con una chicca: anche nei Pokémon è stato fatto un lavoro straordinario in termini linguistici. Da una parte, l’imponente apparato terminologico che riguarda mosse, categorie, ecc. e che viene curato con grande attenzione a livello mondiale anche per i suoi legami con il relativo merchandising. Dall’altra, i creatori del cartone si sono inventati una lingua completamente nuova per “delocalizzare” del tutto le vicende narrate. Non ve ne siete mai resi conto? Date un’occhiata qua!

http://kotaku.com

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